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Intervento per la Assemblea generale 2015 UNISCAPE sul tema Defining Landscape Democracy (Oslo, 03.06.15).  La sfida che si può affrontare a partire dal paesaggio è l’integrazione delle due dimensioni storiche della democrazia: il Bene universale e il Comune antico, riunendole in una considerazione operativa del Bene Comune.

Intervento introduttivo alla riunione 2014 del Consiglio d’Europa degli atelier per la messa in opera della Convenzione europea del paesaggio sul tema Paysages durables et économie (Urgup, 01.10.14). Una considerazione sulle potenzialità della risorsa “paesaggio” più importanti per l’economia: la testimonianza durevole, l’incubatore delle agency di Amartya Sen, il milieu dello sviluppo “buono”.

 

Il paesaggio d’eccellenza e i beni culturali da “patrimonio non disponibile” all’uso a risorsa utile per un modello di economia locale sostenibile e innovativo. I processi equilibrati di utilizzo si fondano da una parte sulla conoscenza e sul senso di identità condivisa del proprio territorio come parte fondamentale del paesaggio e dall’altra sulla formazione di una nuova leva di tecnici radicati sui luoghi ma con il coraggio di progettare nuovi utilizzi coerenti con le antiche forme.

La cultura come ingrediente fondamentale per un progetto strtegico di rianimazione della politica. La necessità di uscire dagli ambiti confinati di settore e di integrare tra i diversi settori culturali (vari tipi di patrimoni, performing art, paesaggio) e tra questi ed altri settori economici (turismo produzioni di qualità)e del welfare (scuola, salute, trasporti). L’importanza di innovare anche lo stile comunicativo delle azioni culturali: da fini a se stesse a servizio sostenibile al welfare.

La difficile strategia di unificazione degli interventi per valorizzare il senso di appartenenza locale con quelli per motivare le visite turistiche. La necessità di rendere complementari le due pulsioni fondamentali dell’identità e dell’esplorazione.

Il senso della cura dei luoghi si sviluppa nelle comunità che si sentono proprietarie storicamente e culturalmente del patrimonio territoriale e quindi paesistico che abitano. Le pratiche faticose di gestione della montagna testimoniano la complessità del rapporto delle comunità con i luoghi: non solo per il senso identitario, ma anche per dare spazio all’esplorazione e sopratuttto al senso del sacro, così importante in passato e oggi ancora vivo ma sempre più segreto.

I sistemi rurali in montagna interessano soprattutto per il ruolo di presidio e di manutenzione ecosistemica e del paesaggio. L’attenzione all’agricoltura per connotare la diversità paesistica, serve sia al mercato turistico che a quello delle produzioni di eccellenza. Agevolando la modernizzazione attenta del paesaggio rurale si migliora il senso identitario e si affrontano meglio le problematiche del consumo di suolo, degli impatti infrastrutturali e del rischio idrogeologico.

La ricerca di modalità per attivare un diverso modo di interpretare il paesaggio negli attori e operatori che gestiscono o producono le trasformazioni territoriali.

L’inserimento del valore di utilità oltre a quello di patrimonio genera l’idea di paesaggio utile, che può aiutare i progetti e le strategie operative non solo del gestore di aree protette o dell’operatore di reti culturali o la fondazione bancaria ma anche dell’imprenditore rurale o industriale o l’operatore in processi di rigenerazione urbana.

Il senso del paesaggio percepito dagli abitanti o dai visitatori è una risorsa su cui fondare progetti di sviluppo locale. Una classificazione dei paesaggi sulla base della loro percezione (addormentato, shangri-la, consapevole, stressato, da inventare) consente di definire progetti di sviluppo che si fondano sulla specifica situazione da cogliere: la maturità o viceversa l’abbandono o la deriva, del senso dei luoghi in ogni caso si offrono a “terapie” interessanti.

 

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