Alla scoperta della ricchezza storica e vitale dei luoghi del centro storico, che studenti o turisti curiosi possono integrare e commentare, da testimoni di mille eventi e vicende ogni giorno rinnovate. Vengono suggeriti itinerari che collegano i luoghi della città medioevale, della città del Re e di quella borghese e commerciale, sino a quelli delle Resistenza, spesso intrecciati e sempre molto vicini.
di Paolo Castelnovi, per il Convegno Uniscape Landscape and Democracy Oslo 4 giugno 2015
1. Le dimensioni democratiche del paesaggio. Il Comune antico
Da tempo consideriamo le piazze italiane il teatro della democrazia comunale. La loro caratteristica, dice Louis Kahn, è la dimensione: quella che consente, a chi entra nella piazza, di riconoscere un amico che è situato all’altro lato. E’ il luogo che contiene quantità ridotte di persone, tali da consentire il confronto da pari a pari. La piazza comunale, come l’agorà della polis greca (dove prende significato il termine politica) è priva di vettorialità, è senza tribune o podi da cui “uno” parla al “popolo”, ma è il luogo dove si prendono decisioni comuni. Erano assemblee da cui sortivano decisioni che per lo più riguardavano la difesa e cura dei luoghi che si abitano, che erano contemporaneamente i centri di produzione e di riproduzione della comunità.
Articolo scritto da Paolo Castelnovi a giugno 2015 per il Giornale delle fondazioni
Dopo 30 anni di oblio, in cui di montagna si è parlato solo per denunciare processi devastanti di abbandono o di violenza territoriale, oggi sembra risvegliarsi un'attenzione attiva, non nostalgica e proiettata al futuro.
Il 22 e 23 maggio due importanti associazioni che guardano al territorio (la Società dei territorialisti italiani e Dislivelli) si riuniscono a Bardonecchia e a Torino per esplorare il tema del Ritorno alla Montagna. Una settimana prima a Demonte, vicino a Cuneo, un gruppo di studenti specializzati in restauro e conservazione, riunitosi in associazione Campo base 1000, ha presentato il progetto di riabilitazione di un nucleo abbandonato, come modello per Ri-abitare la montagna, abbozzando un metodo di intervento adatto in particolare alla "montagna di mezzo", quella più dimenticata.
Elaborato nell’ambito del progetto di cooperazione transfrontaliera italo-francese “Risorsa Monviso”, inserito nel più ampio Piano Integrato Transfrontaliero (PIT) “Monviso: l’Uomo e le Territoire” coordinato dall’Ente Parco del Po Cuneese con il Parc naturel régional du Queyras, la pubblicazione affronta pubblicazione affronta, in modo organico, tutta la tematica del ripristino ambientale delle cave: dall’inquadramento nella pianificazione territoriale, agli interventi effettuati e alle “buone pratiche” per quelli futuri, con l’intento di descrivere al lettore quale sarà l’assetto finale dei luoghi di estrazione, nel momento in cui tutti gli interventi di riqualificazione saranno completati.
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Articolo scritto da Paolo Castelnovi a febbraio 2015 per la rubrica Paesaggi: istruzioni per l'uso del Giornale delle Fondazioni
Il Rammendo delle periferie di Piano si presenta come un'innovazione del modo di intervenire su un tema spinoso e complesso, ma gli esiti saranno fragili e c'è bisogno di una strategia di sostegno che coinvolga molte forze e volontà, pubbliche e private.
Per quale ragione, o malia, l'argomentare di Piano sulle periferie riscuote un plauso unanime? La domanda diventa intrigante se si aggiunge: perché sinora gli allarmi e gli appelli drammatici sulle stesse periferie, invocati da generazioni di urbanisti, sociologi e ingegneri sono stati per decenni trascurati dal dibattito politico e relegati a questioni tecniche e specialistiche?