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Mercoledì, 20 Luglio 2016 00:00

Il manifesto

Scritto da Paolo Castelnovi
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IL MANIFESTO

 


Manifesto

Vogliamo contribuire a soddisfare una delle domande di qualità della vita più trascurate del nostro tempo, che oggi non trova offerta, mentre in altre epoche è stata motore dell’economia: il piacere di abitare.

Vogliamo contribuire a rendere produttive le energie sociali e le intelligenze d’impresa rivolte ad obiettivi di qualità dell’abitare, organizzando l’offerta innovativa e cercando portare alla luce la domanda diffusa che già sta investendo sulla qualità dell’abitare, spesso in modo poco consapevole. Per farsi un’idea della potenza della domanda potenziale di qualità dell’abitare, basta provare a tener conto di quante scelte economiche facciamo per sentire nostro il panorama dalle finestre di casa o per soddisfare la curiosità per i territori che non sentiamo nostri, per un maggiore benessere delle condizioni ambientali o per la piacevolezza sociale e percettiva dello spazio pubblico che frequentiamo.

Vogliamo contribuire a riportare la qualità dell’abitare a rivestire un importante ruolo economico in territori, come quelli dell’area mediterranea, con enormi giacimenti di risorse paesistiche addormentate e società che hanno storicamente  un gusto per abitare bene, apparentemente scomparso da alcune decine d’anni.

Vogliamo far emergere, mettere in rete e dotare di servizi i promotori e i gestori dei molti luoghi in cui già si sono innescati processi di qualificazione del paesaggio e dello spazio pubblico che migliorano strutturalmente le condizioni economiche locali, la qualità dell’ambiente e della vita di tutti, che incidono sensibilmente sulla riduzione dei costi e sulla buona gestione della città.

Vogliamo diffondere queste capacità di gestione del territorio e quindi riscoprire il senso del paesaggio, il valore comune dato alle relazioni sociali e culturali del territorio come ci appaiono nella loro forma percettiva, nel racconto che (ogni giorno o una tantum) ci viene fatto dalle cose che ci circondano. Il senso del paesaggio è presente nelle nostre culture, anche in questa società sempre più liquida e poco interessata alla  storia e al bene comune.

Ma perchè la riscoperta sia collettiva, diffusa e ben vissuta vogliamo dimostrare che il paesaggio serve, che ad usarlo bene si ottengono vantaggi sensibili, non solo culturali ed astratti.

Sono 20 anni che lavoriamo per il paesaggio: oggi, nella crisi, vogliamo esplorare le situazioni in cui il paesaggio può lavorare per noi.

Vogliamo spostare l’attenzione al paesaggio dagli studiosi agli operatori sul territorio, farci riconoscere non solo per l’intenzione conservativa ma piuttosto per un atteggiamento progettuale flessibile, di partecipazione alle dinamiche di trasformazione.

Considerare il paesaggio non come fine ma come strumento operativo è la proposta, rivolta soprattutto al mondo economico e dei gestori del territorio.

Cerchiamo di individuare, sulla base di esperimenti e prove, non solo i criteri per ridurre gli impatti delle nuove trasformazioni, che comunque costituiscono un costo per l’operatore e per i cittadini, ma anche i criteri per produrre, con gli interventi di valorizzazione del paesaggio, positività economiche in termini di sviluppo locale, capacità di gestione e manutenzione ambientale, marketing territoriale e dei prodotti.

Letto 4368 volte Ultima modifica il Venerdì, 29 Luglio 2016 12:46
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