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Contributo sul paesaggio per il Progetto Appennino Parco d’Europa

Indice

La Montagna componente del paesaggio peninsulare

Se si passa dalla dimensione generale e necessariamente ideologica a quella più direttamente esperienziale, la ‘montagna’ è il termine con cui ciascuna comunità pedemontana della penisola identifica il tratto di Appennino ‘di competenza’: quello che si sa originare le acque su cui prospettano le città, quello che fa da sfondo alle terre coltivate, quello da attraversare, per lo più a bassa quota, lungo strade millenarie.

Poiché le comunità pedemontane annoverano ormai la quasi totalità degli abitanti della penisola (soprattutto se si comprendono anche le popolazioni costiere, che hanno comunque il versante appenninico a ridosso), possiamo dire che la montagna appenninica fa parte del paesaggio proprio di ciascuna comunità.

Se si considerano i 22,5 milioni di italiani che abitano regioni interessate dal paesaggio appenninico (dimensione derivante dall'esclusione delle regioni alpine e delle province costiere romagnole, pugliesi, laziali, toscane e della Liguria occidentale), solo circa 2,5 milioni abitano nella fascia interna, non coinvolta da altri paesaggi (si sono sommati gli abitanti delle province di Perugia, Terni, Rieti, L'Aquila, Isernia, Campobasso, Benevento, Potenza).

Dunque per poche comunità l’Appennino è il paesaggio, ma per quasi tutte le altre si configura come una componente del paesaggio: per lo più lo sfondo, visto da sotto, privo di profondità e sconosciuto nel dettaglio e 'da dentro'.

Si può fare una classificazione delle popolazioni della Penisola a seconda di come, nel loro paesaggio domestico, si posiziona la montagna appenninica. Tra le due situazioni limite - assenza di montagna (caso che si verifica in qualche tratto della costa adriatica o ionica o della campagna romana), e interno di montagna (caso che si verifica in una particolare fascia dell'Italia centro-meridionale considerata al punto 5) - si collocano almeno tre gradi di coinvolgimento rispetto alla montagna, che è presente nel paesaggio in quanto:

a,       a ridosso, (gli abitanti delle coste della Liguria fino a Carrara, della Campania meridionale, della Calabria, della Sicilia nordorientale),

b,       di fondale, come lontana continuità del proprio spazio (gli abitanti dei i sistemi policentrici toscani o umbri),

c,       di fondale, come luogo 'altro' dal proprio spazio (gli abitanti delle città della via Emilia, delle coste marchigiane o lucane).

Nel caso a) la montagna è presente addirittura nel paesaggio urbano, bordandolo direttamente come ambiente deserto e resiliente alla città. Gli abitanti di Genova o di Reggio Calabria hanno un posto preciso per la montagna appenninica, nel loro senso del paesaggio domestico, quanto e più degli aquilani o dei beneventani. La montagna non è solo lo sfondo ma un bordo del luogo urbano, importante per l'immagine stessa della città, da là si prendono le immagini per le cartoline panoramiche, là abitano i fortunati con la bella vista (fortunati anche se a pochi metri dal condominio pascola ancora il gregge o residuano i bunker della guerra): la montagna è in città senza filtri e il locale senso del paesaggio registra questa compresenza antagonista.

Nel caso b) il fondale è lo skyline più lontano di un susseguirsi di quinte che filtrano il paesaggio montano da quello insediato: la montagna è sempre dietro un'altra collina. La specificità dell'Appennino rispetto alle colline dell'Antiappennino, come le chiamano i geografi fisici, è più percepita come lontananza, difficoltà (e mancanza di motivazioni) per raggiungerlo che come sostanziale e sensibile diversità. La montagna del paesaggio 'di competenza' delle città laziali o umbre è un'ennesima collina aspra e lontana, rispetto alla quale le immagini dei (pur geograficamente vicini) massicci del Gran Sasso o della Maiella sono diverse e aliene quanto quelle del Cervino e delle Dolomiti. La montagna di casa per questi sistemi insediati si pone come un elemento debole del paesaggio, poco differente dalla collina precedente, poco rappresentativa, e ciò agisce come un vaccino, impedendo il consolidarsi di un senso forte della montagna come elemento del proprio paesaggio. L'Appennino così assume più facilmente i caratteri astratti del paesaggio immaginario, non vissuto nell'esperienza quotidiana ma conosciuto solo sui libri o nei viaggi: un paesaggio diverso dai propri.

Nel terzo caso la montagna è il fondale, percepita come un tutt'uno dalle sue pendici alle vette, parte del paesaggio visivo di ogni giorno ma distante, separata da fasce di deserto o di povertà che trattengono nella zona abitata e più conosciuta. Se ne abitano le pendici fino a modeste altezze, pochi si insinuano nelle valli perpendicolari che impediscono fino alla dorsale ogni percorso trasversale di mezza costa. La cattiva accessibilità trasversale della fascia di mezzomonte riduce i segmenti ritenuti propri da ciascuna comunità: c'è l'Appennino piacentino, quello parmense, quello reggiano e quello modenese, segmenti di due o tre vallecole e di venti chilometri di spessore, distinti non solo per pedanteria geografica ma riconosciuti come pertinenza (anche storica) delle comunità urbane locali. Una sola 'fetta' di montagna viene quindi percepita come componente del proprio paesaggio, una porzione che svolge un ruolo preciso nell'immagine logica del proprio domaine, come in ogni podere che si rispetti c'è, oltre ai campi per i seminativi il prato , il  fiume, il legnatico.

Al crinale si sale rare volte, solo per godere del panorama dell'intero paesaggio domestico, momento topico della 'landscape diversity' di casa propria. Se si tralasciano le fasce interne, di cui al punto 5 seguente, circa il 90% dell'appennino ha belvederi dai quali si guarda un mare (d'acqua o di coltivi), ma questa estroflessione della montagna non corrisponde quasi mai a sistemi insediati autonomi, che facciano dell'alta visibilità e panoramicità la loro caratteristica.

Il monte dalla piana (o dalle colline o dal mare) appare vuoto, segnato solo dalle tracce di attrezzature che servono per chi abita in basso (ieri i pascoli, le fortificazioni, i santuari, oggi le torri per le telecomunicazioni).