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Il cartografo-biografo come attore della rappresentazione dello spazio in comune

Indice

La biografia territoriale come rappresentazione collettiva

 

Chi pratica la dimensione interpretativa del progetto è spesso lontano dal mondo dell’esperienza e della vita comune degli abitanti, che non basta “ascoltare” per conoscere, ma che necessita di un percorso condiviso  in cui si ricostruisce un nuovo senso comune. Gli esperti restituiscono la loro personale interpretazione, esaltando il “fare poetico” ed estetizzante dell’architetto, viceversa le esperienze di pianificazione partecipata - interessata a dar voce a tutti gli abitanti, anche i più deboli e i meno riconosciuti - sono schiacciate dalla fatica di far dialogare in una dimensione pubblica le diverse interpretazioni del territorio, in assenza di un’immagine interpretativa del luogo. In quegli incontri non esiste nessuno che ricostruisce e da voce al luogo, nessuno racconta la sua storia, nessuno riesce a far vedere le sue propensioni alla trasformazioni, le sue resistenze.

Si avverte la mancanza di un anello di congiunzione fra questi due mondi - quello dell’interpretazione poetica e quello della partecipazione. Anche nelle esperienze più attente manca la relazione fra mondo e “immagine del mondo” che la comunità costruisce o è disponibile a costruirsi. Il “mondo” viene il più delle volte progettato dall’esterno: chi osserva non fa parte del gruppo, anche se produce interpretazione a partire dai comportamenti societari, e  chi fa parte del gruppo non esprime il senso dei luoghi attraverso l’immagine. Manca oggi la visualizzazione dello spazio in comune dove costruirsi il senso condiviso dell’esistenza. Mettere nel mezzo alla comunità progettante il luogo - nella sua dimensione profonda di tempo, di senso e di spazio - è introdurre con forza nella discussione quello che normalmente viene ignorato.

La biografia territoriale ricostruisce l’identità di un luogo, la ricostruisce nel presente, cercando dei limiti alla sua trasformazione, cercando dei nuovi confini identitari, non astratti vincoli, ma limiti di senso che nascono dalla conoscenza e dalle azioni della rappresentazione. La biografia “rappresenta” lo spazio in comune, ricostruisce i fatti e gli eventi, da maggior peso ad alcuni momenti della storia, ne ignora altri.

La biografia è assieme locale e globale, ma è assieme locale e globale a partire dal locale. La biografia è un’ottica di senso e di verticalità che narra lo strutturarsi nel tempo di un luogo, della sua personalità di come si è venuta costruendo nel tempo in base a di relazioni ed esperienze lontane e vicine. E’ necessario oggi più che mai ripartire dalla foglia, dal locale, per capire l’albero, per evitare che la griglia astratta e totalizzante del macro si proietti sul luogo. La biografia non è quindi ricostruzione micro-storicogeografica, ingenuamente descrittiva ed empirista, di derivazione percettiva che salta la ricostruzione del contesto relazionale (sociale, economico, ambientale, culturale). La biografia vuole inserirsi nel generale processo relazionale di ricostruzione identitaria a partire dall’interpretazione del reticolo che ha prodotto la personalità del luogo. “Solo dopo aver guardato al microscopio la foglia è possibile salvare il principio più astratto della rete”.

La narrazione degli eventi e della vita dei luoghi, è uno strumento necessario per ridare spessore e senso a allo spazio che ha perduto memoria. La narrazione è uno strumento interattivo: si parla, si ascolta e si continua il racconto, creando storie e immagini nuove, ma che seguono un filo conduttore. I progettisti intenzionali del luogo cercheranno nei “nuclei sparsi” di ricostruzione identitaria i sapienti delle tribù tardomoderne che hanno già messo in scena atti della biografia.

La rappresentazione delle forme di territorialità passate non trascrive semplicemente in forma grafica le descrizioni dei geografi storici, o degli archeologi del paesaggio, ma è uno strumento che riattiva la funzione della memoria, selezionando e scegliendo cosa ricordare e cosa dimenticare: è un percorso di riscoperta nel passato, orientato alla ricostruzione futura. Un racconto non documentario,  ma un racconto costruito nel presente, un racconto che nasce dall’interpretazione che rilegge la storia e la riattualizza, la usa per quello che serve oggi, enfatizza e sceglie consapevolmente. Un racconto il cui scopo è quello di essere continuato nel presente, come le fiabe che vengono tramandate oralmente e riescono a inserirsi nella contemporaneità. E come le fiabe, che sono scritte in maniera suadente e comprensibile da chi ascolta, i disegni narrano i luoghi in modo da affascinare chi guarda, con una tecnica comprensibile allo sguardo e alla mente, in modo da far camminare assieme la topografia e la corografia, separate dalla geografia tolemaica.

Gli elementi centrali della biografia sono dati dal tempo, quindi dal ripercorrere le trasformazione, i cambiamenti, e le resistenze nelle fasi storiche significative non evenemenziali, ma segnate da cambiamenti nella mentalità; dal senso, dalla comprensione del significato e del ruolo che veniva attribuito agli oggetti depositati nel territorio; dalla continuità e quindi dalla morfogenesi delle forme, dalla resistenza e continua riproduzione delle forme attraverso il filtro del codice genetico locale; e da un linguaggio pittografico ambiguo locale/globale che utilizza le informazioni geometriche provenienti dagli istituti geografici centralizzati, ma le sottomette alle calligrafie locali, per relazionarsi col senso comune dei luoghi.


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