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Il paesaggio: da testo ad ipertesto

Indice

 

Leggere testi a struttura non lineare


Un ipertesto è costituito da una rete di unità informative variamente connesse. La rete può essere arbitraria, lineare o multigerarchica; le unità possono essere di natura eterogenea: testo, immagini, suoni e video ( in questo caso il termine più specifico è ipermedia); anche le connessioni possono essere di tipo diverso, ma tutte hanno la caratteristica fondamentale di essere “virtuali” finchè non vengono attivate dall’utente all’interno del metatesto che contiene tutte le unità e tutti i collegamenti possibili. In questo senso l’utente è un “active reader”: il testo che leggerà dipende dalle sue scelte, quindi lo stesso metatesto fornirà ad ogni lettore un testo diverso, personalizzato in base alle finalità e alle capacità di ricerca e alla curiosità di ognuno, anche se composto a partire dagli stessi materiali. Alcuni sistemi ipermediali consentono all’utente anche di intervenire sul testo creando connessioni o aggiungendo nodi. Un’enciclopedia su CD-Rom è un’HT (HyperText) statico, definito una volta per tutte, il World Wide Web è un’immenso HT dinamico, in continua evoluzione: si aggiungono e si sottraggono nodi, si aggiungono e si modificano i link; milioni di utenti partecipano al gioco.

La diffusione degli ipertesti ha creato la possibilità di una forma di lettura multidirezionale di testi che hanno una struttura non lineare. La metafora della “lettura del territorio” è stata così aggiornata stabilendo analogie tra il territorio (o la città-territorio) e l’ipertesto, basate soprattutto sulla non linearità e sulla pluralità delle letture possibili. “Ogni immagine del cambiamento richiede così continui passaggi di scala nel punto di vista dell’osservatore (...) quelli tipici di una navigazione ipertestuale. (...) Inoltre il territorio, visto come sistema complesso, non ha in sé nessuna struttura gerarchica, ma è fatto di sottosistemi autonomi e autoreferenziali di varia dimensione ed estensione, dalla cui interazione derivano i rapporti di gerarchia” (Dematteis, 1996).

Corboz propone di usare il termine “ipercittà”, in esplicita analogia con ipertesto, per indicare la città territoriale, con il vantaggio di non far passare in secondo piano la densità e di non essere in contraddizione con i nuclei storici, essi stessi parte dell’ipercittà; questa innovazione terminologica implica l’ipotesi che l’apparente caos sia solo “un ordine difficile da capire”, che necessita di abbandonare l’antico concetto di armonia. Così Pavia riprende il discorso: “La metropoli contemporanea non è più un testo, ma un ‘ipertesto’, non ha più uno schema interpretativo prevalente, ma una pluralità di tracciati di lettura. La metafora è ricca di implicazioni: l’ipertesto rimanda all’ipercittà, alla metropoli senza centro e senza confini, alla megalopoli dalle molteplici razionalità che l’attraversano e la strutturano. (...) L’immagine dell’ipertesto allude alla straordinaria compresenza di dati testuali, di racconti, di documenti, di derive, di biografie, di repertori”.

Nell’ambito teorico che cercheremo di esplicitare sembra che l’ipertesto possa, per la sua struttura e il suo modo di fruizione, suggerire analogie con la struttura segnica e l’attività cognitiva di percezione e costruzione del senso del paesaggio contemporaneo. L’ipertesto potrebbe cioè aiutare a descrivere le modificazioni avvenute nel paesaggio e nell’esperienza paesistica.