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Un Parco fluviale intorno a Torino: dal Fiume Po al progetto di area metropolitana “Corona Verde”

Indice

Il Parco fluviale del fiume Po

 

L'istituzione del Sistema delle aree protette della fascia fluviale del Po è un progetto di tutela di un territorio fluviale varato dalla Regione Piemonte nel 1990 ed esteso nel 1995, con la legge di ampliamento adottata in variante alla norma di cinque anni prima, anche agli affluenti nell'area periurbana torinese (Sangone e Stura di Lanzo, e lungo la Dora Baltea).

Un progetto ambizioso che arriva dopo i primi quindici anni di esperienza della Regione Piemonte nel campo della tutela ambientale, iniziata dall’amministrazione regionale con la legge n. 43 del 1975, e un anno prima della istituzione della legge quadro nazionale in materia di aree protette (la n. 394/91) . Si tratta di una esperienza che nel bacino idrografico del Po ha avuto esempi analoghi come il Parco del Ticino Lombardo o altri parchi quali quelli dell’Adda, del Mincio, dell’Oglio del Taro, del Delta del Po, che hanno dimostrato l’utilità nel settore della gestione delle risorse naturali e paesaggistiche fluviali, anche se purtroppo non hanno ancora assunto a livello nazionale in modo equilibrato la necessaria dimensione di un sistema di tutela specifico per caratteri e tipologia di problematiche territoriali.

Eppure lungo le fasce fluviali si conserva una porzione importante dei valori ecologici e della biodiversità. I fiumi infatti, grazie alla loro forza “esondativa”, rinnovano ciclicamente la loro presenza nel territorio, creando conseguenze denominate “danni”, così definibili solamente nella misura in cui lo sviluppo non è rispettoso delle dinamiche fluviali che, in realtà, perpetuano con gli eventi alluvionali la loro necessità di occupare le aree di espansione che sono proprie della loro dinamica geomorfologica ed idraulica.

Il caso piemontese è stato impostato su una collana di aree a specifica protezione, come Riserve naturali e Aree attrezzate, spesso istituite in corrispondenza delle confluenze con gli affluenti, connesse tra di loro da zone di salvaguardia, aree di tutela di raccordo fra le aree a protezione speciale. Un modello che necessariamente è stato impostato con una formula di gestione mista e che non poteva essere semplicemente ricondotta alla formula del parco naturale in considerazione delle numerosi pressioni ed interessi presenti nell’area dell’intera regione. A gestione di tale sistema è stato posto lo strumento di governo rappresentato dal piano territoriale (Piano d’Area) avente cogenza urbanistica e, ai sensi della normativa in materia di aree protette, anche paesaggistica.

Trattandosi di un sistema di una certa complessità ed interessante tutto il corso del Po nel territorio regionale, per agevolarne la gestione sono stati istituiti tre enti di gestione separati.

L’attività dell’Ente del Parco fluviale del Po tratto torinese è connessa alla sua particolare posizione, coincidente con la Provincia di Torino, situata nell’area a maggiore impatto urbanistico, essendo interessata dal territorio metropolitano torinese e da una serie di attività di utilizzo del fiume che comportano la presenza di impianti di derivazione idraulica, aree di interesse estrattivo ed altre attività antropiche che nel tempo, specie durante l’espansione industriale del dopoguerra, hanno occupato aree delle fasce fluviali.

In ragione di tale particolarità territoriale, l’attività dell’ente è improntata sul lavoro di carattere urbanistico, essendo obbligatoria per legge l’emissione ai comuni di pareri di conformità al piano d’area. Ma accanto a ciò sono anche ed ovviamente presenti le attività connesse allo sviluppo di azioni di progetto di riqualificazione oltre alle attività nei settori della vigilanza dell’educazione ambientale, della promozione turistica, e della organizzazione di progetti di eventi e di manifestazioni. Con l’ampliamento del 1995, prima ricordato, si viene a realizzare un progetto di tutela che, oltre a interessare l’asta del Po, innerva l'area metropolitana torinese cingendola e determinando la presenza dell’attività dell’Ente nella scala periurbana. Dal contesto sud di Torino, caratterizzato dalla presenza delle attività estrattive, al torrente Sangone che circonda la città di Torino subito a sud, all'area centrale del Po con i Murazzi e il contesto pedecollinare urbano, la porzione della Stura di Lanzo con le aree industriali e la discarica di Basse di Stura, oltre all'area a nord in Settimo e fino a Chivasso dove numerosi sono i grandi impianti di derivazione idraulica. Sono ambiti della più vasta area periurbana torinese che non ha ancora una suddivisione in ambiti ma che è ben definibile in un cerchio che giunge ad interessare circa 90 comuni da Rivoli a ovest a Chieri a est e da Chivasso a nord a Carmagnola-Carignano a sud.

E’ su questa vasta dimensione territoriale che l’Ente decide di estendere il suo impegno, nella convinzione che solamente definendo un corretto contesto di equilibrio ambientale complessivo, sia possibile immaginare di poter tutelare quanto presente all’interno della stretta fascia fluviale. Le aree protette possono mantenere e migliorare il livello di qualità ambientale interno solo se il contesto opera in coerenza con gli obiettivi che caratterizzano la politica delle aree protette medesime, dalle quali non può essere artificiosamente separato.

Cogliendo anche l’opportunità offerta dal progetto di valorizzazione e tutela del Fiume Po, formato collaborando con la Consulta delle tredici province rivierasche del Po, l’Ente si propone di realizzare un progetto integrato per il sistema degli spazi della corona verde dell’area metropolitana torinese. È appunto con questo proposito che l’Ente del Parco del Po torinese, nel 1997, propone alla Regione Piemonte e agli altri Enti di gestione dell’area metropolitana (Parco regionale La Mandria, Parco naturale di Stupinigi, Parco naturale dei Laghi di Avigliana, Parco naturale della Collina torinese e Aree protette della Vauda) il documento programmatico del progetto Corona Verde. L’idea alla base del progetto si basa sulla esigenza di porre in rete le aree protette regionali per innovare la politica della tutela secondo la visione che caratterizza la strategia della rete ecologica pan-europea per la diversità biologica e dei paesaggi. La novità del progetto Corona Verde sta in questa integrazione e cooperazione di enti e strutture di gestione del territorio, in grado di dar corpo ad una nuova politica in grado di superare i limiti, ormai acclarati, delle politiche tradizionali. Il mosaico della tutela ambientale dei parchi entra nel connettivo urbano e nella griglia periurbana. Si può affermare che proprio questa iniziativa è fondativa di una realtà territoriale del tutto specifica: il territorio periurbano, con le sue complesse dinamiche socioeconomiche e territoriali. Il progetto di Corona Verde anticipa la visione della problematica delle corone periurbane, diventata, nell’arco di questi ultimi anni, uno dei temi centrali delle strategie di sostenibilità urbana a livello internazionale.

In una realtà densa di storia quale quella dell’area torinese, il progetto della Corona Verde non poteva non assumere anche una assoluta rilevanza di carattere culturale in relazione alla presenza della Corona di Delitie delle Residenze Sabaude, di cui i parchi della Mandria e di Stupinigi costituiscono capisaldi fondamentali.

Nel 2000 la Regione Piemonte accoglie il progetto trasformandolo in una misura del DOCUP 2000-2006 e fornendogli una base strategica e programmatica, riconoscendolo così come progetto di valore strategico regionale. E' questo un momento importante perché dall'idea si passa alla concreta possibilità di attuare progetti locali indirizzat,i in estrema sintesi:

- alla riduzione della frammentazione eco-sistemica e territoriale e al contenimento della dispersione urbana, con la costruzione di una rete di “infrastrutturazione ambientale” connessa sin nel cuore della città;

- alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico e delle identità locali, connesso alla qualificazione dello spazio rurale, con politiche che ripristinino e mantengano un modello durevole di utilizzo del territorio, autonomo e diverso da quello delle aree urbanizzate, contribuendo a formare un paesaggio di insieme delle aree periurbane definito ed integrato con il ridisegno dei bordi urbani.

In particolare le azioni del progetto intendono attuarsi secondo le seguenti strategie:

- attivare le azioni individuate dal Progetto Corona Verde, con particolare riferimento ai progetti strategici di rilevanza regionale;

- proporre e coordinare programmi di pianificazione intercomunale, anche mediante forme apposite di convenzionamento ed accordo di partenariato fra i comuni;

- fornire assistenza tecnica per la predisposizione e l’orientamento dei progetti locali con l’obiettivo di indirizzarli al raggiungimento delle finalità stabilite da Corona Verde;

- fornire assistenza per il reperimento di fondi su bandi e programmi di finanziamento al fine di facilitare l’accesso alle risorse pubbliche utili all’attuazione del Progetto Corona Verde;

- promuovere l’avvio di progetti in partenariato con gli operatori privati per l’attuazione di opere coerenti con gli obiettivi e le strategie di Corona Verde.

- operare nella costruzione di “vision” del territorio per la formazione di un programma di marche territoriali (anche a valenza fruitiva e turistica) da estendersi al territorio di Corona Verde.

Il Settore Pianificazione Aree Protette della Regione Piemonte ha gestito il finanziamento nell'ambito dei fondi Docup 2000-20061 con un investimento complessivo di 15.000.000 € e con finanziamento DOCUP di 10.000.000 €. Tale finanziamento – Misura 3.1b - Docup 2000-2006 – ha interessato una vasta area (93 comuni) ed ha permesso di dare vita a 30 interventi (di 24 enti pubblici) conclusi entro il dicembre 2006 su un territorio che in sintesi riguarda:

- un’area di 161.560 ettari;

- una popolazione di 1.760.000 abitanti;

- un sistema di aree protette di 19.939 ettari (pari al 12,34% dell'area totale);

- un insieme di siti della Rete Natura 2000 per un’area di 13.684 ettari (pari al 8,47% dell'area totale);

- 93 Comuni2.

Il Parco del Po torinese, in tale fase, candida una serie di progettualità fra le quali il progetto Hortocampus volto a migliorare l’assetto territoriale nell’area delle Vallere al confine fra il Comune di Moncalieri e di Torino, situata in corrispondenza della confluenza fra Po e Sangone, per valorizzare le aree agricole residuali presenti e proponendo una serie di percorsi ed interventi di recupero paesaggistico dell’area, che presenta il migliore punto di percezione del nucleo storico di Moncalieri e del castello Sabaudo omonimo, oltre a rappresentare una unità di spazi aperti di grande valore per le aree residenziali circostanti.

Un intervento di specifico interesse perché diviene motore per una serie di trasformazioni urbanistiche di contorno come il riordino dell’affaccio sul margine urbano occupato da diverse attività di rivendita di camper o le sistemazioni viabili e idrauliche dell’area.

Nell’ottobre 2002 il peso del tema delle aree periurbane e l’originalità del ruolo, che le aree protette vengono ad assumere in tali territori, vengono riconosciuti come uno dei terreni di dibattito fondamentali anche nel mondo delle aree protette. Nell’ambito della seconda conferenza nazionale sulle aree protette, viene organizzato il seminario tematico sui parchi metropolitani dove la loro specificità ed importanza anche per la qualità ambientale delle città assurge a tema di spicco.

Nella fase finale della programmazione 2000-2006, la Regione Piemonte avvia un programma ampio di approfondimento e ricerca con il Politecnico di Torino al quale anche l’Ente partecipa. Lo studio ha affrontato i seguenti temi:

- inquadramento della problematica del Progetto "Sistema della Corona Verde" nel contesto europeo, confronti con esperienze analoghe e proposte di valorizzazione dell'immagine complessiva della Corona Verde nel panorama internazionale;

- inquadramento storico del territorio e dei suoi processi si strutturazione, identificazione dei "sistemi culturali territoriali", analisi, interpretazione e valutazione del patrimonio storico-culturale;

- inquadramento ecologico del territorio, analisi dei fattori di pressione sugli ecosistemi, valutazione delle risorse naturali, delle opportunità, dei rischi, delle minacce e delle criticità in atto potenziali, con particolare riguardo per le fasce fluviali e le reti ecologiche atte a restituire connettività e a ridurre la frammentazione;

- analisi, identificazione, valutazione ed interpretazione del paesaggio e delle sue articolazioni locali, tenendo conto delle percezioni e delle attribuzioni di valore da parte delle popolazioni interessate (anche in attuazione delle misure previste dalla Convenzione Europea del Paesaggio);

- analisi dell'organizzazione della fruizione e dell'accessibilità alle risorse naturali e culturali e formulazione di proposte innovative per la mobilità integrata, i trasporti e le forme di comunicazione sociale atte ad accrescere l'apprezzamento e l'uso consapevole delle risorse;

- analisi del quadro di riferimento programmatico costituito da piani, programmi e progetti a vario titolo interferenti con il Progetto e valutazione degli impatti cumulativi che si esercitano sul sistema degli spazi verdi.

Ne è derivata una suddivisione in ambiti specifici dell’area e l’avvio di una visione strategica e di governance oltre ad una geografia metropolitana che individua in 17 settori l’area delineandone prospettive criticità e scenari di progetto.


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Informazioni aggiuntive

  • Riferimenti: -
  • Periodo: dal 2006 al 2009
  • Luogo: Piemonte